Delphinium o Speronella: raccogliere i semi.

Speronella: pianta perenne, fiori alti più di un metro, spighe cariche e corolle perfette. Trovo adorabile questa pianta, la amo davvero molto perché non richiede cure particolari o sostegni specifici, è solo tremendamente bella ovunque la si metta.
Dalle mie parti gli orti sono contornati di fiori, per via degli insetti benefici che attirano, io li ho sempre visti così e dunque anche il nostro è un orto ornamentale: frutta, verdura e fiori convivono allegramente.
In questi giorni i fiori della nostra Delphinium Pacific hanno cominciato a sfiorire ed è giunto il momento per fare la raccolta dei semi da conservare e regalare. Quando la spiga comincerà a seccare, solo dopo che tutti i fiori saranno sfioriti, va recisa. Si prendono poi i baccelli e per conservarli al meglio si possono mettere in un pezzo di carta stagnola, avendo cura di scrivere il nome della pianta a cui appartengono. In primavera potranno poi essere seminati per avere altre magnifiche spighe colorate.

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Nella foto si vede un baccello aperto, i semi sono ancora bianchi e quindi non ancora maturi, l’ho fatto solo per far vedere che dentro ci sono davvero e sono parecchi :D
Buona raccolta in precisione del prossimo Seed Swap!

Zappa&theCity: anche qui a Bolzano.

Bastano dei vasi da fiori, delle vasche un po’ più grandi se volete piantare più tipi di verdure, ma l’orto sul balcone sta spopolando ovunque ed è davvero semplice realizzarlo.
Non so se sia per amore del risparmio o per amore di avere un hobby fruttuoso, comunque sempre più conoscenti hanno deciso di mettere insalata tra i gerani e le erbe aromatiche miste al posto delle petunie.
Queste immagini che seguono, sono del balcone di un’amica qui a Bolzano: un vascone di 1 metro per 3 di lunghezza e 50 centimetri di profondità si è trasformato in un bellissimo orto casalingo.
È fatto di cemento ben isolato col catrame, terra concimata in cui sono piantate fragole, insalata gentile, erbe aromatiche in mezzo ai fiori. L’insalata lascerà il posto, una volta raccolta, alle piante di pomodorini e pomodori.

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Come si pianta l’insalata?

Quando si decide di destinare un vaso o una aiuola dell’orto per l’insalata, la si deve piantare o trapiantare nel caso di insalata seminata. Una volta concimato, smosso e sistemato il terreno bisogna fare dei buchi equidistanti con un bastone o con l’aiuto di un manico di un attrezzo tipo zappa o rastrello.
La distanza giusta tra una pianta e l’altra, nel nostro caso insalata gentile, è di circa una trentina di centimetri.
Finito il lavoro, annaffiare e contemplare ammirati l’insalata che da subito comincia ad ambientarti e crescere.
Buon lavoro!

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Gerani zonali.

É ora di mettere all’aria aperta i gerani che hanno passato l’inverno indenni nella piccola serra del giardino.
Devono essere solo ripuliti da foglie e fiori secchi, concimati con un prodotto apposito ed il gioco é fatto.

Una curiosità: sapevate che per il ricovero invernale non vanno potati? Questo per permettere alla pianta di rimanere protetta proprio da ciò che si secca.

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Seminare il prato.

Non so se ho già detto che detesto profondamente il tappeto erboso, non è fatto per essere calpestato e maltrattato dalla bimba di casa e dopo più di un anno di tentativi abbiamo deciso di estirparlo definitivamente e sostituirlo con erba seminata.

Per prima cosa abbiamo tolto tutto il tappeto che in troppi punti era già secco, l’operazione è risultata piuttosto facile perché le radici dell’erba non avevano attecchito granché.

Dopo aver messo uno strato di una decina di centimetri di terra buona (torba specifica per la semina dell’erba), abbiamo dovuto passare il rullo, seminare, concimare, ributtare altri 2/3 centimetri di terra e ripassare il rullo.

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Per evitare  di far diventare il futuro prato una mangiatoia per uccelli a cielo aperto, abbiamo coperto il tutto con il tessuto non tessuto ed annaffiato.

Un sacchetto di torba da 50 chili è bastato per circa tre metri quadri di terreno da seminare, buon lavoro eh!

Ora non dobbiamo fare altro che aspettare ed immaginare il nuovo prato.

Insalata sul balcone in progress

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Avevo messo a dimora alcune piantine di insalata invernale, ricordate?

Scommetto che avete perso il sonno pensando a che fine abbia fatto. Vi restituisco a Morfeo dicendo che per un po’, qualche settimana, è rimasta sulla terrazza posizionata contro il muro di casa e completamente esposta a nord. Dalla foto potete vedere che al momento è piazzata con la stessa esposizione sul davanzale esterno della finestra. L’esposizione è sbagliata sia chiaro, dovrebbe essere esposta a sud o sud est almeno, stare in inverno all’ombra beh non è il massimo neppure per le insalate, ma la scienza voleva la propria parte: l’insalata resiste.

La sposterò a sud sull’altro terrazzo, ma non oggi, qui nevica

Zinnie: come recuperare i semi per riprodurle.

Mi piacciono tanto i fiori, devo averlo già detto altrove e mi piace anche molto spendere poco, forse questo lo dico meno per non fare la figura di quella dal braccino corto: il fatto di poter recuperare semi dai fiori che sono arrivati a fine vegetazione mi crea una sorta di emozione. So che posso essere capita, come quando vai in giro per strada e spezzi un rametto per farne una piccola talea per ricreare una pianta, questo forse era meglio non dirlo.

Comunque tornando al post, ci sono fiori dai quali è molto semplice recuperare semi, questa per esempio è una zinnia in piena fioritura:

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[Credits Davedehetre]

E questo invece è il fiore appassito che conserveremo per la prossima primavera.

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Basterà seminarlo a pezzetti nel terreno verso aprile per avere in circa tre mesi dei fiori meravigliosi.

 

Frutti climaterici e aclimaterici

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Lo sapete sicuramente per esperienza personale, esistono frutti che staccati dall’albero – o più in generale dalla pianta – continuano a maturare e altri no.

La frutta in grado di continuare la maturazione anche se è stata raccolta si dice climaterica, aclimaterici sono i frutti che una volta raccolti non portano a termine il proprio ciclo e se sono stati raccolti acerbi tali restano. La differenza botanica fra le due tipologie sta nella capacità di continuare a produrre autonomamente etilene lontano dalla pianta, normalmente questa operazione è effettuata dal frutto a scapito delle proprie risorse energetiche ( amido-zuccheri), quindi il frutto così maturato è più “povero” di quelli che proseguono il proprio ciclo vitale sull’albero.

L’etilene può essere somministrato artificialmente nei magazzini di conservazione per far maturare le derrate.

Le mele producono etilene in quota superiore ad altri frutti ( e in passato nelle case ce n’erano molte rispetto a frutti più costosi ) quindi favoriscono la maturazione di frutta acerba nelle loro vicinanze.

Frutti climaterici caco, nespole, mele, pomodori, avocado, kiwi, pesche, banane …..

Frutti aclimaterici agrumi, ciliegie, uva …

 

Letamazione, dai diamanti non nasce niente…

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Le temperature di questo autunno hanno concesso agli orti qualche settimana produttiva in più. Se non avete osato l’orto invernale, rassegnatevi la stagione dell’autoproduzione è finita, davanti a voi ci sono mesi di riposo, per rinascere contadini a primavera!

L’inverno potrebbe essere il momento buono per una bella concimazione “pesante” anche su terreni dove in primavera progettate di seminare il prato. In inverno la concimazione del terreno nudo, cioè senza piante, si fa classicamente con il letame.

Se avete la possibilità di procurarvi del letame da qualche allevatore di bovini o cavalli, potete prelevarlo adesso e lasciarlo sul terreno a maturare per tutto il periodo più freddo anche in piccoli mucchi, lo spanderete e interrerete adeguatamente ai primi tepori primaverili. Il letame già maturo non è facile da trovare, ma se ci riuscite potrete rimandare l’operazione alla preparazione del letto di semina primaverile, idem per lo stallatico pellettato.

ma quanto letame utilizzare?

qui non parliamo di pieno campo, voi dovrete letamare forse qualche decina di metri quadrati sul retro di casa, dove poi farete l’orto. Non peserete il letame perchè ne avrete poco e ve lo porteranno o in secchi o insacchettato alla meno peggio e voi non peserete quella robina lì !

quindi se avete presente la pala da neve orientatevi con due belle generose palate per metro quadrato, lasciatele lì.  Potrebbe servirne di più, ma prima di esagerare e fare danni procedete per gradi, usate la vostra “prima volta” per fare esperienza. Sì un pochino puzza, ma mica starete al freddo e al gelo ad inspirare profondamente in giardino no?

in primavera zappate o motozappate interrando tutto, procedendo come al solito nella preparazione del letto di semina.

Se state cambiando il vaso a piante che in inverno “si riposano” potete aggiungere un po’ si stallatico pellettato alla terra – potrebbe andare bene alche il letame maturo – disponetelo lontano dalle radici, lo stallatico non dovrebbe “bruciare” più, ma fidarsi è bene …….

Le dosi per lo stallatico sono sul sacco, marche diverse dosi diverse attenetevi a quelle. Se il vostro orto è composto da terra riportata, da cantiere per capirci, vedrete il miracolo del letame al prossimo raccolto, la struttura del terreno ne avrà benefici grandissimi.

p.s. non considerate fra le opzioni letame suino o pollina (deiezioni dei polli).

 

[Crediti | Immagini: my stification]

Macroelementi N P K – fertilizzazione

boston public library

Ebbene sì, abbiamo optato per iniziare con un post tecnico, ma niente di difficile.

La fertilizzazione è per la maggior parte delle persone l’estremo gesto pietoso nei confronti di qualche pianta da appartamento. Di solito la moribonda é un dono di qualcuno a cui si tiene e il coraggio di gettarla nel bidone dell’umido senza un ultimo tentativo di “rianimazione” pare sconveniente.

Al supermercato, o al centro per il fai da te, ci sono pareti intere di prodotti e in tutte le formulazioni possibili, dal pronto all’uso al granulare.

Su tutte le confezioni di fertilizzante sono riportate tre lettere, N P K, e tre numeri.

Le lettere indicano i tre elementi cardine attorno ai quali ruota la fertilizzazione: N azoto, P fosforo e K potassio. I numeri corrispondono alle percentuali in peso degli elementi sul totale. Sono detti macroelementi perché necessari alle piante in maggiore quantità rispetto ai microelementi, altrettanto impotanti e dei quali prima o poi parleremo.

A questo punto cosa scegliere? sarà più semplice valutare il prodotto che fa per voi sapendo a cosa serve ciascuno.

N azoto

E’ ciò che potremmo ricondurre a un ricostituente generale, stimola la crescita e l’emissione di nuove foglie. La capacità fotosintetica ne ha giovamento e il colore della pianta assume toni di verde decisi. Un eccesso porta a sviluppo eccessivo non compensato da adeguata consistenza dei tessuti, alcune parti della pianta potrebbero irrimediabilmente piegarsi. Senza contare che i tessuti ” teneri” – ricchi d’acqua –  sono più facilmente attaccabili da parassiti.

P fosforo

Il fosforo favorisce il corretto sviluppo dei fiori e la corretta allegagione, ovvero il passaggio dal fiore al frutto. Carenze determinano piante poco sviluppate,  anomalie fogliari per colore e innesto al fusto, ma soprattutto ritardi nella fioritura e fruttificazioni imperfette. Macroelemento significativamente presente nei suoli di rado è assente.

K potassio

Questo elemento partecipa alla formazione degli zuccheri e delle strutture più complesse che da essi sono composte, passando dagli amidi fino alla lignina. E’ evidente quindi come il potassio abbia un ruolo fondamentale per la rigoglio generale della pianta conferendo resistenza ai tessuti e stimolando la produzione di frutti con adeguato volume – pezzatura – presenza di zuccheri e colore.

 

Le piante adeguatamente fertilizzate riescono a combattere attacchi parassitari e malattie in autonomia con maggior efficacia, ma se avete dimenticato la peonia in un angolo del cortile per tutta l’estate, come ho fatto io, non resta che recuperare il vaso e buttare il resto nel mucchio del compostaggio.

 

 

[Crediti | Immagini: Boston Public Library]