Generazione Orto.

orto

 

Ci è stato regalo un Contributo Verde di quelli belli da leggere d’un fiato e che fanno venire voglia di pensare. Grazie a El Gae, di nuovo.

Mio suocero ha figli grandi, nipoti di tutte le età ed un orto che basterebbe a sfamare tutto il Congo  Belga.

C’è uno steccato bellissimo fatto con lunghe assi di legno verniciato. Non può non piacere: sembra quello che da piccoli vedevamo in tv in Furia cavallo del west. Ha aperture su tutti i lati chiuse da cancelli fatti con lo stesso legno, perfettamente integrati nella struttura. Si chiudono con un chiavistello ed un lucchetto.

Che di per sé non servono ad un granché: basta saltare la staccionata e si entra senza grossa difficoltà, il tutto è molto decorativo, curato nei minimi dettagli.

Anche dentro è tutto ordinato, preciso: ci sono delle tavole, tipo quelle dei cantieri che dividono gli spazi tra una coltivazione e l’altra e ti permettono di camminarci in mezzo senza infangarti nemmeno dopo una settimana di pioggia.

La produzione cambia di continuo, seguendo il ciclo delle stagioni, chiaramente, ma anche aggiungendo e togliendo colture nuove di anno in anno, per vedere se gli vengono bene. Non è neppure funzionale al consumo, per certi aspetti.

Nel senso che non si coltiva per consumare, ma bisogna consumare per continuare a produrre.

E la produzione è funzionale al passaggio del tempo.

Ed il passare del tempo serve ad arrivare a sera, senza dover fermarsi a pensare. Forse all’ansia di vivere per il futuro, forse a quei segnali negli occhi dei figli, colti e messi via, senza elaborazione, senza andare a fondo e che riemergono appena ti fermi, appena non hai qualcos’altro per tenere occupate le mani e la testa.

E allora è meglio lavorare e pensare che siano ancora bambini, che abbiano ancora bisogno di te perché troppo grandi sembrano le loro paure e le loro insicurezze per dargli una mano. Che magari sono le stesse che avevi tu, solo che l’epoca e diversa e non basta più lavorare e garantire il pane alla famiglia, che ora questo lo sanno fare anche le donne.

E questo discorso non vale solo per mio suocero ma per tutta la sua generazione, che si è vista cambiare il mondo attorno ed rimasta sul suo orto, a coltivare certezze che non valevano più fuori da quella staccionata.

Forse quando noi saremo vecchi rimpiangeremo di non avere un orto.

E allora dagli di coste, di radicchio e di tegoline che ai figli servono. È un modo per rimanere agganciato, di continuare a rassicurare che possiamo contare su di loro. È un cordone ombelicale fatto di verdura. È un’altro cancello sulla staccionata dell’orto. Quello che dà sull’anima.

 

[Crediti | Immagini: Shelley & Dave]