Gira il girasole.

Per il “Contributo verde” di oggi, Lucia ci ha regalato il suo racconto. Buona lettura!

girasole

Allora, la storia è questa.

C’era una bambina di una piccola città di mare, e ovviamente c’era la sua mamma, ordinaria ragioniera part time, dedita alla famiglia, a sé e ad un miliardo di altre cose.

La bimba, che per comodità chiameremo BimbaGiò, frequentava la prima classe della primaria e si preparava ad andare in gita: nientemeno che alla fattoria didattica, pianteanimalifruttafiori e cotillon. MammaLù (sempre per comodità) prepara lo zainetto con la merenda, la macchina fotografica e i fazzoletti di carta.

Bella la mattinata in mezzo alla natura di BimbaGiò, ordinaria la giornata in ufficio di MammaLù.

Al ritorno a casa richiesta di racconti della gita, domande interessate e sguardi curiosi, ai quali quella sotto il metro e cinquanta rispondeva con entusiasmo alle stelle: tutto bene Mà.

Ma la sorpresa doveva ancora arrivare. Infatti dopo qualche mese, a giugno, la studentessa torna a casa con un vasetto piccolo e tutto pieno di terra. Il che non sarebbe nemmeno troppo strano, visto che la terra, oltre che per terra, a volte si può trovare anche nei vasi. La cosa stupefacente era che da quella terra partivano due eleganti fasci verdi, sottili e leggermente tendenti al verde chiaro, che dopo il primi due centimetri e il tentativo di elevarsi lottando contro la forza di gravità, avevano ceduto miseramente e si erano stesi in posizione orizzontale, crescendo per -boh- circa dodici altri centimetri.

Oh BimbaGiù, che ti sei portata a casa, le ragnatele del terrario nell’aula di scienze?

Oh MammaLù questi sono i girasoli che abbiamo piantato alla gita, ti ricordi?

Certo che mi ricordo, ricordo benissimo la seduta di ipnosi e lettura del pensiero di qualche mese fa in cui ero riuscita a sapere che la merenda l’avevi mangiata tutta, come posso essermi scordata che mi avevi comunicato che erano stati piantati dei semi di girasole dal fattore Pietro per avviare i giovani virgulti cittadini alla nuova passione orticola?

Mi ricordo, come no!

Che orpo di faccio ora di ste due stelle filanti?

Mi sovviene che ho una consulente di verde, specializzata in sostegno corposo alle cittadine sprovviste di pollice (di tutti i colori). Alla chiamata la consulente finge di non essere in casa, imitando l’accento russo del suo fornitore di semi di vodka (come? non si pianta la vodka? allora devo aver capito male). Dopo il terzo tentativo risponde, ma alla richiesta di un aiutino attacca a ridere e le parte l’enfisema per mezz’ora.

A questo punto MammaLù tenta la tattica del tuttologo, provando ad appendere il vaso a testa in giù.

La consulente per amore della scienza suggerisce di cambiare vaso (e verso) e steccare i germogli. MammaLù compra una vocale, toglie una e aggiungendo una a e capisce la parola sbagliata: il primo esserino verde le rimane in mano. Taaaac: meno uno.

Al secondo tentativo di sorreggere la pianta con due spiedini di legno attaccati con lo scotch, anche il girasole potenziale si mette a ridere (per non suicidarsi si è ipotizzato negli ambienti dell’Interpol).

Era giugno, col caldo e gli uccellini che cantano.

Sono passati i giorni, e il verde è diventato prima ocra e poi marrone, virando definitivamente al grigio attorno alla metà di luglio.

Ora: io non so chi di noi due ha sbagliato, forse la Lù o forse la consulente verde, tra i ghigni e le risa.

Io vi ho solo raccontato la storia del girasole che gira e di una bambina che alla fine ha superato il trauma (fregandosene bellamente, per amore di precisione)

Quindi io quello che è accaduto ve l’ho racconato, tutte le altre versioni sono false.

A voi trarre la morale (se c’è)

[Credits Immagine john.roberts]