Qualche idea per un giardino diverso.

La terra è bassa, è vero, eppure il suo richiamo per me è incessante. Si fa fatica, abbassati così tanto che quando ti rialzi troppo velocemente ti gira tutto e piegati quasi troppo che la schiena reclama la posizione eretta a suon di crampi.
Se sono triste guardare i fiori e smangiucchiare i primi frutti mi tira su, il giardinaggio è rilassante no? ma la zappata da arrabbiata è per me un qualcosa di estremamente salvifico. Lo è soprattutto per chi mi sta vicino in verità, me la prendo con la terra, dissodo come non ci fosse un domani a colpo di fendenti.
Del giardinaggio poi, adoro la ricerca delle piante giuste da piantare e gli svariati giri nei negozi specializzati: ho trovato qualche buona idea alternativa, sia per il giardino che per il balcone che mi hanno colpito parecchio.
Coltivare qualche pianta in spazi ridotti sta diventando sempre più facile, si possono usare i tavoli attrezzati o un qualsiasi contenitore.
A volte basta davvero solo un po’ di fantasia.

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Le foto sono state scattate nella giardineria Biasion di Bolzano.

Etichette

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Avete seminato le vostre piantine? e le etichette? direttamente nell’orto o in semenzai domestici avrete fatto delle etichette per ricordare cosa ci sia proprio in quel vasetto lì. I più esperti, o navigati, lo sapranno già o lo avranno provato con l’esperienza, non tutte le penne sono adatte a per fare i cartellini. Anche se non avete seminato in pieno campo, evitando il rischio della pioggia, certamente dovrete bagnare/inumidire il semenzaio, quindi l’acqua è sempre in agguato.

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Soprattutto nel caso di semenzai grandi o semine di diversi tipi di piante non sapere più cosa si è seminato potrebbe essere un bel problema. Ho fatto qualche esperimento domestico, sapendo già quale sarebbe stato il risultato. Ho utilizzato una normale penna biro, un pennarello e una matita, per “bagnare” uno spruzzino con acqua.

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Il pennarello appena bagnato si è dissolto, peccato fare i cartellini tutti colorati sarebbe bellissimo. Stessa sorte capita ai pennarelli indelebili, ci vuole solo qualche minuto in più.

La biro rispetto al pennarello ha resistito un pochino di più e forse la leggibilità non era neppure particolarmente compromessa, ma la sbavatura era bella evidente e molto poco carina.

La matita ha dato il risultato perfetto, ma lo sapevo già, diciamo una di quelle informazioni per le quali vale pagare anni di rette universitarie. La matita resiste all’acqua, non sbava e non svanisce, fateci caso nei vivai le etichette sono tute scritte a matita. Certo esistono penne resistenti all’acqua ma non costano pochi centesimi e se scordate di mettere il tappo diventano inutilizzabili, quindi affidiamoci alla vecchia cara grafite, sorella del diamante.

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Frutti climaterici e aclimaterici

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Lo sapete sicuramente per esperienza personale, esistono frutti che staccati dall’albero – o più in generale dalla pianta – continuano a maturare e altri no.

La frutta in grado di continuare la maturazione anche se è stata raccolta si dice climaterica, aclimaterici sono i frutti che una volta raccolti non portano a termine il proprio ciclo e se sono stati raccolti acerbi tali restano. La differenza botanica fra le due tipologie sta nella capacità di continuare a produrre autonomamente etilene lontano dalla pianta, normalmente questa operazione è effettuata dal frutto a scapito delle proprie risorse energetiche ( amido-zuccheri), quindi il frutto così maturato è più “povero” di quelli che proseguono il proprio ciclo vitale sull’albero.

L’etilene può essere somministrato artificialmente nei magazzini di conservazione per far maturare le derrate.

Le mele producono etilene in quota superiore ad altri frutti ( e in passato nelle case ce n’erano molte rispetto a frutti più costosi ) quindi favoriscono la maturazione di frutta acerba nelle loro vicinanze.

Frutti climaterici caco, nespole, mele, pomodori, avocado, kiwi, pesche, banane …..

Frutti aclimaterici agrumi, ciliegie, uva …

 

Macroelementi N P K – fertilizzazione

boston public library

Ebbene sì, abbiamo optato per iniziare con un post tecnico, ma niente di difficile.

La fertilizzazione è per la maggior parte delle persone l’estremo gesto pietoso nei confronti di qualche pianta da appartamento. Di solito la moribonda é un dono di qualcuno a cui si tiene e il coraggio di gettarla nel bidone dell’umido senza un ultimo tentativo di “rianimazione” pare sconveniente.

Al supermercato, o al centro per il fai da te, ci sono pareti intere di prodotti e in tutte le formulazioni possibili, dal pronto all’uso al granulare.

Su tutte le confezioni di fertilizzante sono riportate tre lettere, N P K, e tre numeri.

Le lettere indicano i tre elementi cardine attorno ai quali ruota la fertilizzazione: N azoto, P fosforo e K potassio. I numeri corrispondono alle percentuali in peso degli elementi sul totale. Sono detti macroelementi perché necessari alle piante in maggiore quantità rispetto ai microelementi, altrettanto impotanti e dei quali prima o poi parleremo.

A questo punto cosa scegliere? sarà più semplice valutare il prodotto che fa per voi sapendo a cosa serve ciascuno.

N azoto

E’ ciò che potremmo ricondurre a un ricostituente generale, stimola la crescita e l’emissione di nuove foglie. La capacità fotosintetica ne ha giovamento e il colore della pianta assume toni di verde decisi. Un eccesso porta a sviluppo eccessivo non compensato da adeguata consistenza dei tessuti, alcune parti della pianta potrebbero irrimediabilmente piegarsi. Senza contare che i tessuti ” teneri” – ricchi d’acqua –  sono più facilmente attaccabili da parassiti.

P fosforo

Il fosforo favorisce il corretto sviluppo dei fiori e la corretta allegagione, ovvero il passaggio dal fiore al frutto. Carenze determinano piante poco sviluppate,  anomalie fogliari per colore e innesto al fusto, ma soprattutto ritardi nella fioritura e fruttificazioni imperfette. Macroelemento significativamente presente nei suoli di rado è assente.

K potassio

Questo elemento partecipa alla formazione degli zuccheri e delle strutture più complesse che da essi sono composte, passando dagli amidi fino alla lignina. E’ evidente quindi come il potassio abbia un ruolo fondamentale per la rigoglio generale della pianta conferendo resistenza ai tessuti e stimolando la produzione di frutti con adeguato volume – pezzatura – presenza di zuccheri e colore.

 

Le piante adeguatamente fertilizzate riescono a combattere attacchi parassitari e malattie in autonomia con maggior efficacia, ma se avete dimenticato la peonia in un angolo del cortile per tutta l’estate, come ho fatto io, non resta che recuperare il vaso e buttare il resto nel mucchio del compostaggio.

 

 

[Crediti | Immagini: Boston Public Library]

 

 

 

 

Seed bombs

A casa di eComLab sto parteciando ad un corso e in occasione del secondo incontro volevo far conoscere ai miei compagni del venerdì pomeriggio questo blog.

Nel primo incontro la foodblogger di Cucina&Cantina aveva portato i brownies, capite che il confronto sarebbe stato comunque impari.

Allora ho impastato pure io, ho fatto delle bombe seme, seed bombs, in puro stile guerrilla gardening. Qualcuno preso dalla foga della pausa caffè voleva mangiarle, vi avevo detto che Valentina aveva fatto centro no?

Sono piaciute, sono state “capite”, credo le bombette e il loro spirito rivoluzionario pacifico interpretino bene lo spirito del blog.

ecco la ricetta:

5 tazze di terriccio comune

3 tazze di argilla

1/2 tazza di semi di papavero

1/2 tazza di semi di cumino

1/2 tazza di semi di trifoglio

1/2 tazza di senape nera

acqua q.b.

infornate a 60 gradi a forno aperto per 45′

in rete trovate almeno un milione di ricette e combinazioni di semi adatte a qualunque latitudine o stagione. Buon lavoro e … buon bombardamento!