Quasi 2014

PicMonkey Collage

 

Il 2013 è stato un anno importante per Just a little bit of green, ha cambiato vestito e ha una padrona di casa in più, Francesca.

A partire dalla vigilia di Natale vi abbiamo proposto sulla nostra pagina FaceBook un po’ di spunti per farvi un giro rilassante nel mondo green in questi giorni di festa.

Fra poche ore entreremo nel nuovo anno e abbiamo in programma un piccolo evento per iniziare il 2014 nel modo migliore, quello verde!!

 

{green moment}

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Scivoliamo fra mille impegni verso le festività natalizie, i week end saranno zeppi di cose da fare, regali da impacchettare e alberi da addobbare. D’ora in poi il venerdì vorremmo proporvi una foto, esattamente come fa SouleMama, per iniziare il fine settimana con un momento di relax.

 

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solo una foto, qualcosa di verde per chiudere la settimana e prepararsi al week-end

 

 

 

 

 

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Zinnie: come recuperare i semi per riprodurle.

Mi piacciono tanto i fiori, devo averlo già detto altrove e mi piace anche molto spendere poco, forse questo lo dico meno per non fare la figura di quella dal braccino corto: il fatto di poter recuperare semi dai fiori che sono arrivati a fine vegetazione mi crea una sorta di emozione. So che posso essere capita, come quando vai in giro per strada e spezzi un rametto per farne una piccola talea per ricreare una pianta, questo forse era meglio non dirlo.

Comunque tornando al post, ci sono fiori dai quali è molto semplice recuperare semi, questa per esempio è una zinnia in piena fioritura:

zinnia

[Credits Davedehetre]

E questo invece è il fiore appassito che conserveremo per la prossima primavera.

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Basterà seminarlo a pezzetti nel terreno verso aprile per avere in circa tre mesi dei fiori meravigliosi.

 

Come invecchiare i vasi di terracotta

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Un paio di anni fa ho comprato un libro fotografico che in teoria doveva essere sul giardinaggio, ma poi ci ho trovato dentro anche ricette suggerimenti “verdi”, ma soprattutto bellissime foto.

il libro è Smalto, rossetto e pollice verde di Laetitia Maklouf, su chi sia  l’autrice lo lascio al link.

In questo ricco volume fra le altre mille cosette molto femminili – sì vivete sereni è un libro “da femmine”, The virgin gardner  nella versione originale – c’è anche un metodo per invecchiare i vasi di terracotta.

Avete presente i vasi nuovi? perfetti, omogenei nel colore e liscissimi. A me non piacciono, li preferisco quando hanno efflorescenze, un po’ di muffetta perfino e magari anche una piccola crepa.

Per la crepa e le sbeccature sarà il caso ad offrirle, non vorrei ridurre tutto in cocci, ma per invecchiare ecco cosa consiglia Maklouf

occorrente: vasi di terracotta, yogurt e latte

vasi nuovi e vecchi_rev

Vedete che differenza? i vasi nuovi fanno neofita, mentre quelli vecchi vi rendono una vecchia volpe da giardino. A questo punto vi servono yogurt e latte, nella versione originale non c’è ma io lo avevo in frigo aperto da un po’ e utilizzarlo per questo mi sembrava una buona alternativa alla pattumiera.

 

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Adesso potrete iniziare a spennellare i vasi ma prima metteli su di un supporto che vi consenta poi di movimentarli senza doverli toccare , visto che saranno imbrattati di yogurt e latte scaduti.

Pronti? via !

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Spennellati a dovere dovrete riporli in un luogo piuttosto caldo, nello sgabuzzino andrà benissimo, e sarà necessario mantenerli umidi, quindi lasciate nei paraggi uno spruzzino. Il latte ben idratato farà da base a mille muffe e la superficie perfetta del vaso sarà attaccata. Ci vuole pazienza per questo occorre farlo adesso.

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Il principio si basa sull’offrire alle muffe e a micro-organismi un substrato vitale, in cambio loro e l’acqua ci regaleranno l’effetto invecchiato. Posso suggerirvi anche altri metodi, due su tutti.

lasciare i vasi, ammesso che le dimensioni lo consentano, nella doccia. Li bagnerete mentre vi lavate e resteranno sempre in bel ambiente umidiccio. A patto che voi vi laviate con una frequenza degna!

Sepellire i vasi in terra, o in un vaso più grande. Ricordatevi di innaffiare regolarmente.

Buon invecchiamento a tutti.

 

 

Frutti climaterici e aclimaterici

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Lo sapete sicuramente per esperienza personale, esistono frutti che staccati dall’albero – o più in generale dalla pianta – continuano a maturare e altri no.

La frutta in grado di continuare la maturazione anche se è stata raccolta si dice climaterica, aclimaterici sono i frutti che una volta raccolti non portano a termine il proprio ciclo e se sono stati raccolti acerbi tali restano. La differenza botanica fra le due tipologie sta nella capacità di continuare a produrre autonomamente etilene lontano dalla pianta, normalmente questa operazione è effettuata dal frutto a scapito delle proprie risorse energetiche ( amido-zuccheri), quindi il frutto così maturato è più “povero” di quelli che proseguono il proprio ciclo vitale sull’albero.

L’etilene può essere somministrato artificialmente nei magazzini di conservazione per far maturare le derrate.

Le mele producono etilene in quota superiore ad altri frutti ( e in passato nelle case ce n’erano molte rispetto a frutti più costosi ) quindi favoriscono la maturazione di frutta acerba nelle loro vicinanze.

Frutti climaterici caco, nespole, mele, pomodori, avocado, kiwi, pesche, banane …..

Frutti aclimaterici agrumi, ciliegie, uva …

 

Letamazione, dai diamanti non nasce niente…

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Le temperature di questo autunno hanno concesso agli orti qualche settimana produttiva in più. Se non avete osato l’orto invernale, rassegnatevi la stagione dell’autoproduzione è finita, davanti a voi ci sono mesi di riposo, per rinascere contadini a primavera!

L’inverno potrebbe essere il momento buono per una bella concimazione “pesante” anche su terreni dove in primavera progettate di seminare il prato. In inverno la concimazione del terreno nudo, cioè senza piante, si fa classicamente con il letame.

Se avete la possibilità di procurarvi del letame da qualche allevatore di bovini o cavalli, potete prelevarlo adesso e lasciarlo sul terreno a maturare per tutto il periodo più freddo anche in piccoli mucchi, lo spanderete e interrerete adeguatamente ai primi tepori primaverili. Il letame già maturo non è facile da trovare, ma se ci riuscite potrete rimandare l’operazione alla preparazione del letto di semina primaverile, idem per lo stallatico pellettato.

ma quanto letame utilizzare?

qui non parliamo di pieno campo, voi dovrete letamare forse qualche decina di metri quadrati sul retro di casa, dove poi farete l’orto. Non peserete il letame perchè ne avrete poco e ve lo porteranno o in secchi o insacchettato alla meno peggio e voi non peserete quella robina lì !

quindi se avete presente la pala da neve orientatevi con due belle generose palate per metro quadrato, lasciatele lì.  Potrebbe servirne di più, ma prima di esagerare e fare danni procedete per gradi, usate la vostra “prima volta” per fare esperienza. Sì un pochino puzza, ma mica starete al freddo e al gelo ad inspirare profondamente in giardino no?

in primavera zappate o motozappate interrando tutto, procedendo come al solito nella preparazione del letto di semina.

Se state cambiando il vaso a piante che in inverno “si riposano” potete aggiungere un po’ si stallatico pellettato alla terra – potrebbe andare bene alche il letame maturo – disponetelo lontano dalle radici, lo stallatico non dovrebbe “bruciare” più, ma fidarsi è bene …….

Le dosi per lo stallatico sono sul sacco, marche diverse dosi diverse attenetevi a quelle. Se il vostro orto è composto da terra riportata, da cantiere per capirci, vedrete il miracolo del letame al prossimo raccolto, la struttura del terreno ne avrà benefici grandissimi.

p.s. non considerate fra le opzioni letame suino o pollina (deiezioni dei polli).

 

[Crediti | Immagini: my stification]

Gira il girasole.

Per il “Contributo verde” di oggi, Lucia ci ha regalato il suo racconto. Buona lettura!

girasole

Allora, la storia è questa.

C’era una bambina di una piccola città di mare, e ovviamente c’era la sua mamma, ordinaria ragioniera part time, dedita alla famiglia, a sé e ad un miliardo di altre cose.

La bimba, che per comodità chiameremo BimbaGiò, frequentava la prima classe della primaria e si preparava ad andare in gita: nientemeno che alla fattoria didattica, pianteanimalifruttafiori e cotillon. MammaLù (sempre per comodità) prepara lo zainetto con la merenda, la macchina fotografica e i fazzoletti di carta.

Bella la mattinata in mezzo alla natura di BimbaGiò, ordinaria la giornata in ufficio di MammaLù.

Al ritorno a casa richiesta di racconti della gita, domande interessate e sguardi curiosi, ai quali quella sotto il metro e cinquanta rispondeva con entusiasmo alle stelle: tutto bene Mà.

Ma la sorpresa doveva ancora arrivare. Infatti dopo qualche mese, a giugno, la studentessa torna a casa con un vasetto piccolo e tutto pieno di terra. Il che non sarebbe nemmeno troppo strano, visto che la terra, oltre che per terra, a volte si può trovare anche nei vasi. La cosa stupefacente era che da quella terra partivano due eleganti fasci verdi, sottili e leggermente tendenti al verde chiaro, che dopo il primi due centimetri e il tentativo di elevarsi lottando contro la forza di gravità, avevano ceduto miseramente e si erano stesi in posizione orizzontale, crescendo per -boh- circa dodici altri centimetri.

Oh BimbaGiù, che ti sei portata a casa, le ragnatele del terrario nell’aula di scienze?

Oh MammaLù questi sono i girasoli che abbiamo piantato alla gita, ti ricordi?

Certo che mi ricordo, ricordo benissimo la seduta di ipnosi e lettura del pensiero di qualche mese fa in cui ero riuscita a sapere che la merenda l’avevi mangiata tutta, come posso essermi scordata che mi avevi comunicato che erano stati piantati dei semi di girasole dal fattore Pietro per avviare i giovani virgulti cittadini alla nuova passione orticola?

Mi ricordo, come no!

Che orpo di faccio ora di ste due stelle filanti?

Mi sovviene che ho una consulente di verde, specializzata in sostegno corposo alle cittadine sprovviste di pollice (di tutti i colori). Alla chiamata la consulente finge di non essere in casa, imitando l’accento russo del suo fornitore di semi di vodka (come? non si pianta la vodka? allora devo aver capito male). Dopo il terzo tentativo risponde, ma alla richiesta di un aiutino attacca a ridere e le parte l’enfisema per mezz’ora.

A questo punto MammaLù tenta la tattica del tuttologo, provando ad appendere il vaso a testa in giù.

La consulente per amore della scienza suggerisce di cambiare vaso (e verso) e steccare i germogli. MammaLù compra una vocale, toglie una e aggiungendo una a e capisce la parola sbagliata: il primo esserino verde le rimane in mano. Taaaac: meno uno.

Al secondo tentativo di sorreggere la pianta con due spiedini di legno attaccati con lo scotch, anche il girasole potenziale si mette a ridere (per non suicidarsi si è ipotizzato negli ambienti dell’Interpol).

Era giugno, col caldo e gli uccellini che cantano.

Sono passati i giorni, e il verde è diventato prima ocra e poi marrone, virando definitivamente al grigio attorno alla metà di luglio.

Ora: io non so chi di noi due ha sbagliato, forse la Lù o forse la consulente verde, tra i ghigni e le risa.

Io vi ho solo raccontato la storia del girasole che gira e di una bambina che alla fine ha superato il trauma (fregandosene bellamente, per amore di precisione)

Quindi io quello che è accaduto ve l’ho racconato, tutte le altre versioni sono false.

A voi trarre la morale (se c’è)

[Credits Immagine john.roberts]

Coprire l’insalata.

Le temperature sono in calo un po’ ovunque in Italia, arriva il freddo e se anche voi avete un orto e ancora delle piante di insalata, copritele. Anche se esistono dei tipi di insalata più resistenti di altri, è bene proteggere le piante con una copertura per ripararle dalle gelate e raccoglierle e gustarle indenni, -al massimo con qualche lumaca all’interno che cerca un po’ di caldo e mangia il cuore, ma questa è un’altra storia-.

Personalmente uso del tessuto non tessuto, mi trovo bene anche in primavera per le semine e dura anni visto che basta una lavata veloce tra un utilizzo e l’altro; si può acquistare in tutti i negozi specializzati e costa pochi euro.

L’unica attenzione da prestare è quella di non schiacciare troppo le piante, ma lasciare loro un pochino di spazio.

E voilà!

insalatacoperta